Di errori ne ho fatti abbastanza in passato… Non c’è periodo migliore che quello della disoccupazione per rimpiangere le scelte intraprese.
Non scrivevo nulla su questo blog da mesi, ultimamente poi mi passava molto spesso la voglia. Decido oggi di lasciare un piccolo sfogo.
E’ da luglio oramai che non ho più lavoro. Tanti in questo paese sono nella mia stessa situazione se non in una peggiore. La settimana scorsa ad un ufficio per il collocamento presente in provincia di Varese ho assistito alla richiesta di disoccupazione di marito e moglie in compresenza dei figli… La cosa mi ha toccato e mi sono potuto sincerare ce c’è chi sta peggio di me. (povera Italia)
Ognuno di noi, lavorativamente parlando, ha vissuto/vive una storia diversa, particolare. Nel mio caso, dopo avere conseguito la laurea triennale, ad un anno mi sono trovato a fare, tra tutti i lavori possibili cui l’università mi avrebbe preparato, il peggiore. Non dico peggiore riferendomi a fatica, stress, responsabilità, dignità (fattori che ho imparato bene a ponderare quando lavoravo la notte in fabbrica durante gli studi) , peggiore in quanto a frustrazione, qualità stessa del lavoro, è meglio fare fatica che fare un lavoro al computer, ve lo dice chi le ha provate tutte e due…
La storia che ho vissuto mi ha portato per nove mesi a detestare un lavoro che teoricamente sarebbe riconoscibile in uno “sbocco professionale” del corso di laurea che mi ha reso “dottore”, ma che praticamente ha evidenziato seriamente l’entità e la tipologia della cazzata che stavo realizzando.
Io che il lavoro l’avevo visto fino a prima come tornare a casa stanchi magari con tagli o infortuni di vario tipo, con la schiena che ha solo voglia di sdraiarsi, ma con il Responsabile che ti stimola in un ambiente dove fortunatamente il basso grado di istruzione abbassa le ali ai colleghi coi quali puoi ridere e scherzare, credetemi, è traumatico. Un po’ come il carcerato che si passa 20 anni di galera per reati strampalati e che una volta uscito deve confrontarsi col mondo circostante. Un emerito pesce fuor d’acqua.
La crisi tanto pubblicizzata colpisce anche in questo modo.
Ti devi accontentare della cosa in cui è obbligatorio non accontentarsi, cioè il lavoro.
Ci perde l’individuo, ma anche la società civile.
Ho iniziato a lavorare in uno studio tecnico di consulenza nell’ottobre scorso sostituendo una maternità . Situazione che mi è stata nascosta fin dall’inizio, poi piano piano si è rivelata l’intenzione a non rinnovare il rapporto di lavoro instaurato col sottoscritto da parte di una responsabile donna alla quale sono infantilmente diventato antipatico per non aver condiviso le sue risate su frivoli argomenti riguardanti la situazione familiare, le ferie, ecc ecc come invece facevano altri miei colleghi, alcuni dei quali portavano dolci e beni di prima necessità quali regalie varie al proprio datore di lavoro. Uno scenario più che fantozziano.
Due settimane prima della scadenza del contratto, dopo aver avuto la conferma di un proseguimento del mio tempo determinato, vengo informato che non vi sarà alcun rinnovo. Non ci sono stato malissimo, effettivamente il lavoro mi faceva cagare, ma dato che avevo messo l’anima ugualmente con tanto di straordinari non pagati e volontariamente invisibili per loro, contavo in una riconferma a mio avviso meritata.
Pazienza, la mia preoccupazione era un’altra: l’essere senza lavoro in un periodo di crisi economica e precedentemente alle ferie di agosto.
Ho mandato circa 40 curriculum vitae in una settimana, ma la cosa che volevo raccontarvi è la presa in giro costante alla quale si è tutti sottoposti in questi periodi.
Il mio CV presenta circa un’a decina di diverse esperienze lavorative dal 2000 al 2009 (dall’operaio, rivenditore, manutentore all’impiegato).
Per cui pensavo di contare sulla mia duttilità e pluralità di impieghi svolti. Ma non è così.
Vorrei capire alcune cose e chiedo il vostro aiuto…
1- cosa spinge le aziende ad investire sempre (da 10 anni a questa parte) in personale max ventottenne, con laurea e esperienza pluriennale (dai 2 ai 5 anni)? Davvero il loro tornaconto stà nel non dovere affiancare una persona per una determinata mansione? Sembra strano chiudere le porte ai giovani a priori così…
2- Le agenzie di lavoro interinale vedi Adecco, Randstad, Manpower, Metis, Umana, ecc ecc. a cosa servono? Mettono l’annuncio su internet, tu rispondi, loro ti richiamano, ma non perchè hanno letto il tuo curriculum e sanno chi sei, ti richiamano per fissare un appuntamento e farti iscrivere all’agenzia. Ovviamente mascherandoti il tutto proponendoti un colloquio per la posizione X… Vergogna.
3- Le aziende, invece, alla fine, cosa cercano????!!!! Mi è capitato di fare diversi colloqui e porre la domanda “ma voi alla fine chi/cosa state cercando?” e sentirmi rispondere alla fine che cercano uno che sappia fare tutto. Ma che prese in giro sono? Tipo
“cerchiamo uno che gestisca il depuratore, che sia reperibile anche dopo le 8 ore, che abbia buona manualità, che magari gestisca anche la sicurezza, poi se ha competenze informatiche meglio ancora. Lei con l’inglese com’è messo?…..” Ma allora???!!!
oppure:
“cerchiamo un responsabile della sicurezza che si…. va bene… si occupi della sicurezza, ma che si occupi anche della manutenzione” (e mi sta anche bene) “della gestione della produzione, della pianificazione, del personale e della logistica”.
Giuro che sono fatti veri.
4- mi presento a un colloquio per la gestione magazzino e tu mi chiedi “ma è sicuro di voler fare questo lavoro? Non è che siccome c’è crisi…” Cioè, ma stiamo scherzando forse? Vi rendete conto di dove siamo arrivati?!
Quindi cosa poter sperare?
Invece di andare da Gheddafi, che cominci a sistemare le leggi del mercato del lavoro, della scuola, le tasse per gli imprenditori…
Ma dico a te, imprenditore o responsabile dell’area o responsabile del personale che mi fai il colloquio, dico a te: non stò chiedendo l’elemosina, stò chiedendo di lavorare. Lavoro per me, ma anche per il tuo interesse. E allora dimmi, quali requisiti ti servono per farmi fare un lavoro nella tua azienda?
Scusate lo sfogo.
Ciao e buona disoccupazione.

















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